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LA STORIA DELLAVETRERIA  

Il 13 aprile 1826iniziarono i lavori per la costruzione dell’opificio che il 15 gennaio 1827iniziò la sua attività con circa 20 lavoratori alle sue dipendenze, con picchidi 30 addetti nei periodi di flusso intenso.Negli anni ’70 e ’80si verificò un aumento della produzione con l’incremento degli addetti chepassarono da 20/30 a 60. Nel 1882 furono apportate modifiche essenziali alforno che non sarebbe più stato alimentato con legna ma con il vapore ottenutodalla combustione del carbone fossile e come un tutte le altre vetreriepresenti sul territorio italiano, si adottò la nuova metodologia di fusione delvetro mediante un grande bacino anziché in tanti crogioli separati.Questo esperimento fumolto oneroso per gli elevati costi del carbone fossile e per le modificheapportate all’interno dell’opificio tanto che lo stabilimento fu costretto achiudere per tutto il 1890.L’attività lavorativariprese nel settembre 1891.L’anno seguente sicostruì un nuovo forno a sistema Siemens, al quale venne affiancato un fornoper spianare le lastre alimentato a gas.In questi anni alcunedelle più grandi fabbriche del settore lastre e bottiglie, si accordarono su unregolamento comune per la vendita dei prodotti per evitare la concorrenza suiprezzi dei vari articoli ed anche la nostra entrò a far parte del gruppo delle“Fabbriche vetrarie consorziate”.Durante questi anni siebbe un notevole aumento della produzione e, nonostante il periodo di crisi ela chiusura del 1890, si arrivò ad assumere 140 dipendenti, non solo locali, maprovenienti da tutta Italia (in particolare dalla Toscana, dalla Lombardia edalla Campania) e soprattutto dall’estero: Francia, Austria, e dell’alloraPrussia.Negli anni seguenti laVetreria visse fasi alterne, tra brevi sospensioni delle attività e periodi digrande fermento con svariati passaggi di proprietà e la costituzione di una Società Cooperativa da parte dialcuni cittadini e il Comune stesso.La cooperativa ebbeuna durata di quindici anni al termine del contratto di affitto dellostabilimento che tornò al vecchio proprietario Fajella.Nell’anno 1900 venneridotto il numero dei dipendenti a 123, ma già nel 1907 si tornò a lavorare apieno regime con 140 addetti.Nel 1913 l’opificiocessò la sua attività ed il 24 agosto 1915 la vetreria fu venduta alla SocietàAnonima Vetreria Soratte.La vetreria cessonuovamente la sua attività nel 1924, rimanendo in stato di abbandono, tantoche, durante il periodo del secondo conflitto mondiale fu utilizzata come ricoveroper armi da parte del comando tedesco.Terminata la guerra,nel 1946 la vetreria fu ripristinata e resa di nuovo attiva.Purtroppo però leprime vetrerie, e la nostra non fa eccezione, sorgevano in zone ricche diboschi per utilizzarne la legna come combustibile però lontane dai grandicentri urbani.La sostituzione dellalegna con il carbone, la lontananza dai mercati di sbocco, i problemi relativiai costi del trasporto delle materie prime, la fatica di competere con le altrevetrerie italiane sulla qualità dei prodotti, le tecniche di lavoro adottateche oramai non erano più all’avanguardia e apportare modifiche e innovazionitecnologiche sarebbe stato troppo oneroso, ne determinarono la definitivachiusura nel 1948.A seguito dellacessata attività avvenuta nel 1949 gli impianti che costituivano l’opificiovennero frazionati, venduti e destinati ad altre e diverse attività, anche conevidenti trasformazioni edilizie.Nel 1981l’amministrazione comunale decise, visto il completo stato di abbandono dell’areadella vetreria, di espropriare e demolire gran parte del vecchio opificio, perla realizzazione di un parcheggio.   

LA VITA NELLA VETRERIA 
 
Il paese di PoggioMirteto, sin dalla sua costituzione, basava la sua sussistenza su una economiadi tipo agricolo:Alla fine del 1700 si ebbe una trasformazione economica di tipo industriale.Tra tutte le attivitàindustriali presenti a Poggio Mirteto, la più importante era rappresentatadalla vetreria “La Fabbrica dei Cristalli” che realizzava lastre piane di vetrobianco (trasparente) e campane e che permise l’occupazione di molte persone.L’opificio fucostruito nel 1826 e attivo nel 1827.L’opificio eraorganizzato in officine, munite di forni inizialmente alimentati a legna.Il forno aveva unaposizione centrale rispetto alla vetreria, in modo da rendere possibili iprocessi lavorativi quali: la formazione di fritta(materiale vetrificabile fuso), la preparazione dei boli (porzioni di massa vetrosa) da soffiare, la ricottura deglioggetti prodotti.Il procedimento per larealizzazione della fritta consistevanello scaldare il materiale vetrificabile – materie prime e rottami di vetro-fino ad eliminare completamente l’umidità, riducendo la miscela a una massauniforme di consistenza pastosa che era successivamente fusa dopo di chesottoposta ad ulteriori procedimenti al fine di eliminare le ultime impurità ele bolle d’aria.Al termine di questeoperazioni si otteneva una massa fluida pronta per poter essere lavorata, o piùtecnicamente soffiata.Il funzionamentodell’intero opificio era reso possibile dalla costituzione di gruppi didipendenti qualificati, che lavoravano divisi in squadre, dette piazze.Nelle piazze di una vetreria a lastre piane leprime operazioni erano svolte da un operario chiamato in gergo levavetro, che si occupava diraccogliere dalla massa in fusione la quantità giusta di vetro per formare lalastra aiutandosi con una canna chiamata soffietto,immersa ripetutamente nell’apertura del forno, imprimendo un movimentorotatorio.Terminata la levata,la canna era consegnata al maestrosoffiatore, il quale, dopo aver radunato la pasta vetrosa ancora calda allabase della canna stessa mediante una forcella, adagiava il tutto in una vascad’acciaio con pareti continuamente raffreddate da getti di acqua.Il maestro soffiatore, appoggiando la cannasu un ferro, soffiava con forza in modo di dilatare il vetro, formando così unasorta di sfera. Dopo aver più volte riscaldato il vetro, che doveva tornare aduno stato pastoso per poter essere lavorato, il maestro riprendeva a soffiare,accompagnando la soffiatura con un movimento ondulatorio, per allungare lamateria vetrificabile in direzione della canna, formando una specie dicilindro.Quando il soffiatoreaveva terminato quest’operazione, interveniva un’altra figura, quella del taglia calotte, che aveva il compito distaccare dal cilindro le due basi all’estremità, dette appunto calotte, a questo punto poi intervenivalo spaccalastre, il quale tagliavalongitudinalmente il cilindro servendosi di pezzi di ferro (il diamante saràintrodotto solo in un secondo momento).L’operazionesuccessiva era la spianatura della lastra ad opera dello spianatore che, ammorbidito il vetro, grazie al calore di un altroforno, lo trattava con una spazzola di ferro alla cui estremità era applicatoun pezzo di legno. Lo spianatore utilizzava la spazzola come se fosse stata unferro da stiro e la passava sempre nello stesso verso.L’ultima figurapresente sulla piazza era il taglialastre che tagliava le lastre aseconda delle dimensioni richieste. La caratteristicadella vetreria era la lavorazione del vetro bianco (trasparente) i suoiprodotti di punta erano lastre piane di vetro, oggetti per uso domestico(bicchieri, bottiglie, campane di vetro).I manufatti eranosottili, non perfettamente trasparenti. Guardandovi attraverso, le immaginirisultano distorte e opache; l’effetto è provocato dalle ondulazioni che siformavano al momento della lavorazione della lastra.Gli oggettipresentavano tutti la formazione di bolle e smagliature.Questo sta ad indicareche i manufatti non erano lavorati con macchinari industriali ma da unartigiano che ogni volta realizzava pezzi unici. L’attività lavorativasi svolgeva da settembre/ottobre ad aprile/maggio, la produzione veniva interrottanei mesi estivi quando lavorare sarebbe stato faticoso a causa del gran caldosprigionato dai forni. In questo periodo si procedeva ad una revisione completadi tutto l’impianto e veniva procurato il combustibile per i forni (carbone elegna). In questo periodo i vetrai non percepivano salario.La giornata di lavoroera suddivisa in tre turni di otto ore. All’interno delle otto ore era concessauna pausa, che oscillava di solito tra i 20 e i 30 minuti.Gli operaialloggiavano in piccole casette, costruite a paca distanza dall’opificio oproprio al suo interno per evitare ritardi e facilitare le sostituzioni sequalcuno era impossibilitato a lavorare.Per garantire che ilcambio turno avvenisse senza perdite di tempo, i regolamenti stabilivano multesalate per chi si fosse presentato in ritardo sul posto di lavoro. Le paghe chespettavano ai lavoratori della vetreria erano divise a seconda delle mansioni svolte.Il maestro soffiatoreera considerato dal proprietario dello stabilimento come il capo degli operai,infatti egli aveva un salario superiore agli altri e talvolta era lui stesso astabilire la cifra che spettava, e provvedeva a pagare gli altri operai.I maestri soffiatoriarrivavano a guadagnare tra le 10 e le 20 lire settimanali, mentre le altrefigure professionali percepivano salari che andavano dalle 7 lire fino ascendere al grado più basso della gerarchia che percepiva all’incirca 1 lira.A rendere ancor piùpoco consistenti i compensi degli operai, intervenivano una serie didecurtazioni che i proprietari degli opifici includevano nei contratti difabbrica.Tra e decurtazioni lapiù incisiva era quella riguardante il sistema di valutazione della produzionequalitativa del vetro. Si aveva una ripartizione di prima, seconda e terzascelta e solo nel primo caso la tariffa era pagata per intero, per la secondascelta, che consisteva in pezzi con leggere imperfezioni, era pagato il 60/70%della tariffa. La terza scelta non veniva pagata.      

L’ANTICA VETRERIA OGGI  
  
Che cosa rimane oggidell’antica Fabbrica dei Cristalli? Che cosa rimane di tutto il complessoindustriale?Al centro delparcheggio pubblico torreggia isolata la ciminiera realizzata interamente amattoni pieni, ha un’altezza complessiva di ml. 34,60. La struttura è compostada tre elementi ben distinti: il basamento, la base e il fusto. Sul lato norddel basamento fino a pochi anni fa era visibile la bocca di convogliamento deifumi, provenienti dal bacino di fusione, da cui partiva la scala interna dimanutenzione in pioli metallici ancorati alla struttura.Oggi detto vano èstato chiuso con blocchetti in muratura.Lungo tutta lastruttura sono visibili le cerchiature metalliche di consolidamento poste inopera in seguito agli eventi sismici degli anni 1991 e 1997.Al centro dell’areadel parcheggio insiste quello che resta del fabbricato che faceva parte del nucleodei forni, nel quale si possono scorgere ancora alcune caratteristichecostruttive compatibili con il periodo di realizzazione dell’opificio.Inalterato èfortunatamente rimasto lo spazio che ospitava i magazzini della silice, enonostante la facciata abbia subito cambiamenti in altezza e l’aggiunta di unporticato, all’interno hanno mantenuto intatto il loro fascino i due vani,sormontati da volte a crociera in mattoni rossi, sostenute da colonne sempre inmattoni rossi. Sul soffitto delle due sale sono visibili due apertureidentificabili nelle bocchette di scarico della silice dalla strada sovrastante.Ed è in questo “pezzo di storia” che il Ristorante PeterPan 2 vi ospiterà per offrirvi qualità cortesia e professionalità. 

Le notizie ed il materiale fotografico è tratto dalla pubblicazione
LA FABBRICA DEI CRISTALLI  di Valeria Bacci
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PETER PAN 2 RISTORANTE PIZZERIA
Piazza della Vetreria 12, 02047 Poggio Mirteto
P.iva 01299170553

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